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Così è rinato il PalaVesuvio: “Ma dopo i Giochi datelo ai giovani”

Degradato e abbandonato, ci pioveva dentro. Adesso è un impianto modello che ospita le gare di ginnastica. Rimesse a nuovo anche le palestre esterne Le cose negative possono cambiare. E il Pala Vesuvio è la prova concreta: è diventata l’oasi che dà ossigeno a Ponticelli, rione colpito al cuore dalla vertenza Whirpool. Il dramma dei lavoratori dista poco meno di tre chilometri.

Questo tratto di via Argine è rigenerato: siepi perfettamente tagliate e niente rifiuti. “E noi speriamo proprio che duri”. L’appello è di Maria, una giovane tifosa che si gode l’impianto nuovo di zecca. All’interno l’atmosfera è fresca: aria condizionata e tribune rinnovate.

Il colpo d’occhio è impressionante: poco più di un anno fa – era aprile 2018 – la situazione era da brividi. Corridoi pieni di detriti e corpo centrale abbandonato. C’erano una pista d’atletica indoor e un tetto pieno di infiltrazioni, denunciate addirittura dalla campionessa del tennis Francesca Schiavone nel 2008 durante un incontro di Fed Cup tra Italia e Spagna sospeso, a un tratto, perché pioveva dentro.

Poi la chiusura negli ultimi quattro anni. “È stato un colpo per tutto il quartiere – continua Maria – era possibile partecipare a gare di danza, ad esempio, pagando una cifra irrisoria, meno di 5 euro. Era un’alternativa che improvvisamente è mancata”.

Ora si volta pagina. Look esterno – con un tocco di blu – ammiccante e un interno che colpisce. È attrezzato per la ginnastica artistica: pedana del corpo libero, la sbarra, gli anelli, il cavallo con maniglie, il volteggio e le parallele.

Una location terminata solo martedì notte. “Abbiamo finito alle due”, dice con orgoglio Cristina Casentin, la responsabile di tutto il programma di ginnastica.
“Ho accettato la sfida assieme all’architetto Genoveffa Acampora e ci siamo riuscite”. Il Pala Vesuvio è una creatura che coccola con grande dedizione. Lo conosce alla perfezione e il tour guidato lo conferma: “Le tre palestre esterne sono state rinnovate. Sono già in gestione a tre federazioni, quindi torneranno di loro competenza al termine delle Universiadi”. Arti marziali, basket e pallavolo. “Adesso le sale sono condizionate e rinnovate. Siamo intervenuti anche negli spogliatoi e nei bagni”. Un gioiello, dunque. “Va trattato bene anche quando non ci sarò”, dice Cristina. Perché la questione più importante riguarda proprio il futuro del PalaVesuvio.

Maria esprime tutte le preoccupazioni dei ragazzi del quartiere: “Vogliamo che rimanga aperto. Le Universiadi hanno acceso l’attenzione su questa struttura. A noi serve, può aiutare il nostro tempo libero”. La Federazione Ginnastica d’Italia ha già un’idea. “Ho incontrato il governatore De Luca l’altro giorno – spiega il vice-presidente Rosario Pitton – e ho posto il problema di cosa fare. Mi ha invitato a un tavolo tecnico al termine della competizione. Noi vorremmo la gestione, ma i costi per una federazione come la nostra sono alti, quindi servirebbe un contributo della Regione oppure la possibilità di sottoscrivere una convenzione. Porteremo la grande ginnastica a Napoli. Potremmo organizzare una tappa della nostra serie A e poi prepararci ad un evento internazionale”. Tra gli “sponsor” c’è Marta Pagnini, bronzo all’Olimpiade di Londra 2012 nella ritmica, e cresciuta all’Etruria Prato, la stessa società di Yuri Chechi. “Abbiamo carenza di impianti. Quello di Prato, ad esempio, è fatiscente e averne uno così bello a Napoli sarebbe importante anche per spostare un po’ le gare. Di solito si disputano sempre negli stessi posti. La ritmica ad esempio a Napoli non esiste”. La proposta della federazione coinvolgerebbe pure i giovani. “Faremo attività durante la settimana”, continua Pitton. Ponticelli lo spera. Perché le cose negative possono cambiare. In meglio.

fonte Repubblica

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